
La Rete è spesso raccontata come uno spazio aperto, fluido, senza limiti. Ma per chi ha una disabilità visiva, motoria o cognitiva, navigare un sito web, compilare un modulo o completare un acquisto può diventare un percorso a ostacoli, non diverso da quello che affronta una persona in carrozzina di fronte a una barriera architettonica. Non sono sempre evidenti a chi non le sperimenta direttamente, le barriere digitali limitano l’accesso a informazioni, servizi e opportunità, riducendo il valore stesso del digitale come strumento di inclusione.
Una persona su cinque in difficcoltà
È in questo contesto che, lo scorso giugno, è entrato in vigore l’European Accessibility Act (Eaa), la normativa europea che impone requisiti di accessibilità per prodotti e servizi digitali. Sulla carta, un passaggio storico. Nella pratica, resta ancora profondo il divario tra obbligo normativo ed esperienza reale degli utenti. Secondo una ricerca condotta da YouGov per AccessiWay, circa una persona su cinque in Italia incontra difficoltà a leggere, ascoltare o comprendere contenuti digitali, e oltre il 15% rinuncia ad acquisti online o richieste di servizi a causa di barriere nella fruizione.