“Handicappato”, “disabile”, “invalido” o “diversamente abile”?

Con le recenti maggiori sensibilità per il modo in cui vengono definite e considerate le minoranze all’interno della società, negli ultimi anni si è intensificato anche il dibattito su come debbano essere chiamate le persone con disabilità. Chi si occupa del tema sottolinea l’importanza di passare da un approccio in cui la disabilità è considerata una mancanza o un difetto rispetto a quella che è ritenuta la norma, all’idea che sia invece una caratteristica così come molte altre che definiscono una persona. Soprattutto, si ritiene che un cambio delle parole possa far cambiare anche l’approccio del pensiero comune al tema della disabilità, e possa far passare maggiormente il concetto che a renderla più o meno tollerabile o impattante sulla vita della persona non sia tanto o solo la disabilità in sé, quanto il fatto che gran parte delle infrastrutture e dei servizi sia stata per molto tempo e in parte ancora oggi pensata senza considerare le esigenze di tutti.

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