Riforma disabilità a rischio flop, crollano le domande di invalidità nelle province pilota

La riforma della disabilità avrebbe dovuto semplificare l’accesso alle prestazioni ma, secondo l’Osservatorio Previdenza della Cgil, rischia di tradursi in un flop: nelle province dove è partita la sperimentazione del decreto legislativo 62/2024 le richieste di invalidità e inabilità previdenziale sono scese del 13,1%, a fronte di un aumento dell’1% nelle aree non coinvolte. Un divario che il sindacato interpreta come un ostacolo all’accesso alle tutele più che come l’effetto di criteri sanitari più severi.

Le province pilota e il calendario della riforma

La riforma modifica le valutazioni sanitarie per il riconoscimento della disabilità e affida all’INPS la valutazione di base, con un avvio progressivo per fasi. La sperimentazione dell’accertamento INPS è partita il 1° gennaio 2025 in nove province e si è poi allargata, fino alle 60 province della terza fase del 1° marzo 2026.

Il debutto a regime su tutto il territorio, inizialmente fissato al 1° gennaio 2026, è stato rinviato al 1° gennaio 2027, con la fase sperimentale prolungata fino al 31 dicembre 2026. Le tre ondate hanno coinvolto progressivamente i territori:

  • dal 1° gennaio 2025 Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste;
  • dal 30 settembre 2025 Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, oltre alla Valle d’Aosta e alla Provincia autonoma di Trento;
  • dal 1° marzo 2026 altre quaranta province, tra cui Roma, Milano, Torino e Bologna.

I dati della prima sperimentazione

I numeri dell’Osservatorio si riferiscono alle nove province partite a gennaio 2025, le uniche con un periodo di osservazione ampio. Qui le domande di invalidità e inabilità previdenziale presentate sono passate da 20.578 a 17.881 (-13,1%), le pratiche definite da 20.867 a 18.185 (-12,9%), quelle accolte da 7.786 a 6.846 (-12,1%) e le respinte da 11.255 a 9.444 (-16,1%). Il confronto con le aree fuori dalla sperimentazione mostra un andamento opposto sulle domande presentate:

L’andamento non è uniforme tra le nove province. A Brescia il calo è marcato, con domande pervenute giù del 17% e pratiche accolte in flessione di oltre un terzo, mentre Forlì-Cesena e Frosinone registrano persino dei miglioramenti e Salerno e Catanzaro si mantengono più stabili.

Scende anche l’invalidità civile, con un caveat sui periodi non sovrapponibili: nelle stesse nove province le domande presentate passano da 153.277 nel 2024 a 133.507 tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026.

L’analisi della Cgil e la simulazione al 2027

Per il sindacato, il dato dirimente è che la flessione riguarda tutte le variabili insieme: domande presentate, pratiche definite, accolte e respinte. Se fosse calato solo il numero di domande accolte si potrebbe pensare a criteri sanitari più rigidi; se fossero scese solo le pratiche definite, a difficoltà organizzative. La contrazione anche delle domande presentate indica invece, secondo la Cgil, un problema a monte, nell’accesso stesso al procedimento.

L’Osservatorio parla di un raffreddamento dell’accesso alle tutele che rischia di colpire chi subisce una forte riduzione o la perdita della capacità lavorativa, spesso con patologie gravi o progressive. Una riforma nata per semplificare rischierebbe di produrre l’effetto opposto.

Da qui una simulazione, che la stessa Cgil presenta come prudenziale e priva di valore predittivo: se il calo del 13o,1% delle province pilota si riproducesse su scala nazionale con la riforma a regime dal 2027, il sistema poerderebbe circa 25.447 domande l’anno di invalidità e inabilità previdenziale, sulle 194.251 presentate oggi. Un esnnercizio teorico, che il sindacato usa per chiedere strumenti di accompagnamento accanto alla nuova procedura

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